Bianco di Marco Missiroli

Marco Missiroli pubblica nel 2009 Bianco, suo terzo romanzo, scegliendo un’ambientazione sorprendente per un autore italiano: il profondo Sud degli Stati Uniti, segnato da un razzismo violento e radicato.

Bianco

Il protagonista è Moses, un uomo bianco cresciuto nell’odio verso i neri e addestrato fin dall’infanzia alla sopraffazione fisica e morale. La sua esistenza procede secondo un copione brutale e apparentemente immutabile, fino all’incontro con il piccolo Martin – figlio della coppia mista che si trasferisce nella casa accanto alla sua – e con alcune figure che incrinano le sue certezze, costringendolo a confrontarsi con il passato, con il dolore inflitto e con una coscienza che credeva di aver sepolto.

L’arrivo di questa famiglia fuori dagli schemi in una piccola comunità del rigido Sud, scatena nei bianchi razzisti l’immediata necessità di difendere il proprio territorio, facendo scorrere il sangue.

I nuovi vicini arrivarono nella notte. Lo stridore di freni squarciò la via, un lamento che veniva dal cielo. Poi le portiere sbatterono. Moses si tirò su dalla branda che aveva sistemato in salotto. Barcollò, ricadde contro il cuscino e restò seduto. Al di là della finestra una luce si spense, una voce parlò con accento forestiero.

Al centro del romanzo c’è il conflitto interiore di Moses. Addestrato a odiare dal padre a capo del Ku Klux Klan, si scopre invece dotato di una coscienza che nell’infanzia, per paura, fatica a prendere forma, ma che deflagra in vecchiaia, nel ricordo della moglie Judith, presenza interiore che lo costringe a fare i conti con la colpa e con la possibilità, fragile e dolorosa, del perdono.
La sua solitudine emerge con forza nel rapporto con il piccolo Martin, verso il quale Moses cede lentamente, lasciandosi invadere da una curiosità irruente e innocente che scardina le sue difese.

Uno dei maggiori punti di forza di Bianco è senza dubbio lo stile di Missiroli, che in questo romanzo mostra già una maturità notevole. La sua prosa è elegante ma asciutta, mai compiaciuta, capace di evocare atmosfere e stati d’animo con poche frasi precise. Non c’è nulla di superfluo: ogni parola sembra scelta per incidere, per lasciare un segno netto nel lettore, accompagnandolo in una discesa lucida e dolorosa dentro l’animo del protagonista.

Il vecchio rivide gli occhi smeraldo del negro, le labbra sottili e fini, da bianco. Quale dio crea una pelle scura? Quale dio unisce il bianco e il nero nella carne e nell’amore? Il Verbo di quel Dio è Verbo? Non può essere che demonio. Moses fissò la finestrella, l’acqua era un ragno che colava sul vetro. O Signore dammi la forza. Sentì ancora una volta il tepore di Gladys e della sua famiglia, provò a schiacciarlo, non ci riuscì. Allora sgranò le palpebre, perdonami Judith, disse a sé. E agli altri: «Prendiamo il bambino».

Colpisce anche quanto il romanzo sembri opera di un autore americano che ben conosce ciò di cui scrive.
Missiroli riesce a entrare con sorprendente naturalezza nell’immaginario del Sud degli Stati Uniti, evitando qualsiasi forma di retorica o stereotipo. Il razzismo viene raccontato con un realismo spietato, soprattutto nelle scene più crude, che non cercano mai di edulcorare la violenza né di renderla simbolica: è una violenza concreta, quotidiana, che nasce da un sistema culturale e familiare che educa all’odio.

Accanto a Judith, la figura della nonna del bambino, Miss Betty rappresenta un’ulteriore trasfigurazione della coscienza di Moses: grazie a lei, in fin di vita e talmente risolta da sorvolare ogni giudizio, l’uomo sente vibrare ciò che credeva ormai d’aver perduto per sempre con la morte dell’amata moglie, quella pietà accompagnata senso di giustizia, che lo pungolano fino a fargli sentire l’altro come essere umano.

Lei lo vide solo all’ultimo momento, bevve, il sudore colava sugli zigomi sporgenti. Sorrise e aggiustandosi la gonna increspata disse: «Meglio una negra malata che una sana, qui al Sud. Non è vero, signor Moses?»

Bianco è un romanzo straziante, attraversato da un dolore profondo, ma non privo di speranza. Nel cambiamento di Moses, incerto e sofferto, Missiroli lascia intravedere la possibilità di ascoltarsi davvero per la prima volta e di sottrarsi, anche solo in parte, al vortice della violenza.
È una speranza minima e fragile, è vero, ma riesce comunque a illuminare un percorso oscuro e a lasciare nelle lettrici e nei lettori un senso di buono, necessario ad affrontare la crudezza di una certa realtà.

un libro per chi: tende sempre a voler comprendere cosa si nasconda dietro alla crudelità di certe ignobili azioni

autore: Marco Missiroli
titolo: Bianco
editore: Einaudi
pagg. 224
€ 12.50

Babele il gruppo di lettura disordinato

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne, ascolta musica jazz e vive un'intensa storia d'amore con il suo beagle Franco.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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