Che Fabio Bacà fosse uno scrittore vero s’era capito già dal suo romanzo d’esordio, Benevolenza cosmica.
Non un fuoco di paglia, non un autore che diventa tale solo per raccontare sé stesso, non qualcuno che cavalca l’onda del momento per poi svanire nel nulla: Fabio Bacà è uno scrittore naturale e il ritorno in libreria con Nova, romanzo uscito per Adelphi nell’ottobre del 2021, ne è granitica conferma.

Nova

La storia che racconta è quella di Davide, neurochirurgo sposato con Barbara e padre di Tommaso, in un tran tran borghese uguale a quello di tante famiglie mediamente benestanti e senza troppi problemi.

Un giorno Davide assiste, nascosto, silenzioso e inerme, alle molestie verbali di un uomo ubriaco nei confronti della moglie, che lo attende al ristorante con il figlio.
Incapace di agire, di fronte alla pronta e violenta reazione di un altro avventore del ristorante, Davide inizia a farsi domande su questo suo aspetto caratteriale.
Il suo stare in disparte e non reagire è mero autocontrollo imposto dalla società in cui viviamo oppure è vera codardia?

Anche il mettere in mezzo un avvocato e agire per via legali contro il vicino di casa, reo di possedere un rumoroso locale, è segno di maturo dominio sulla rabbia o è un modo pavido di non muoversi in prima persona con uno scontro diretto e chiarificatore?

Bacà ci accompagna lungo il percorso che Davide affronta nella sua discesa (o salita, chi siamo noi per giudicare la direzione di una tale scoperta?) verso la comprensione della violenza e degli istinti ferini che spesso la muovono.

La violenza era ripugnante. Eppure era inevitabile. Era inconcepibile. Ma era produttiva. Era vile. Ma ti faceva sentire vivo. Era disumana. Eppure profondamente, indissolubilmente umana. Come avrebbe risolto questo gigantesco koan?

Per quanto Nova non voglia insegnarci necessariamente qualcosa e Bacà non sia che un acuto osservatore che sa scrivere e romanzare, c’è qualcosa in questo libro che, com’era già accaduto con Benevolenza cosmica, muove pensieri e desta riflessioni più che mai attuali, forse addirittura attuali per sempre.

Servono altri motivi per leggerlo? Eccone alcuni.

1) Perché dovremmo sempre chiederci onestamente cosa saremmo disposti a fare in certe situazioni

Mai come ora, dinnanzi ai sempre più numerosi atti violenti perpetrati da gente comune esplosa in una rabbia feroce capace di uccidere, viene da domandarsi: “Come reagirei io di fronte a un uomo che ne aggredisce un altro, ferendolo o addirittura uccidendolo? Sarei capace di intervenire o resterei in disparte?”.

Se i media e chi era ben distante dalle scene insanguinate fanno a gara a giudicare velocemente e alquanto semplicisticamente gli astanti, definendoli codardi e parte di una società malata, chi sa guardarsi dentro senza temere di vedere il peggio, non può che farsi delle domande e faticare per darsi almeno una risposta che cerchi di pulire la coscienza.

Chi di noi avrebbe davvero il coraggio di intervenire come un super eroe con super poteri che lo faranno uscire indenne da qualsiasi attacco, consapevole però di essere fatto di fragile carne e sangue?
Beati coloro che alzano subito la mano, certi del proprio coraggio e della propria forza.

Noi che ci fermiamo un attimo in più a soppesare le conseguenze di un’azione, siamo forse feccia della società come ci dicono, ma sicuramente siamo anche dotati della capacità di guardarci allo specchio e indagarci, così come fa Davide in Nova, primo passo per un eventuale cambio di prospettiva e di atteggiamento.

2) Perché non sappiamo mai abbastanza delle persone che abbiamo accanto

L’evoluzione della storia raccontata in Nova non fa che ribadire che da vicino nessuno è normale e che conoscere davvero chi frequentiamo e spesso amiamo è quanto di più utopistico si possa credere, perché l’uomo è quel che è anche in base alle esperienze che vive e nessuno di noi può mettere la mano sul fuoco sulle reazioni proprie e altrui in caso di accadimenti estremi.

3) Perché farsi instillare un dubbio è la cosa più utile e salvifica che possa capitarci

“Il problema dell’umanità è che gli sciocchi e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi.”
Bertrand Russell

Dopo aver letto Nova tutto verrà messo in dubbio e non sarà un seme gettato sull’asfalto d’agosto ma in un campo di terra nutriente e curata, pronto forse a germinare e dare fiori e frutti, riflessioni profonde e piccoli cambiamenti.

4) Perché imparare parole nuove e concetti inesplorati è sempre una gran bella cosa

C’è una piccola minoranza che definisce la prosa di Bacà pretenziosa, presuntuosa e forzata, e c’è chi, invece, vede nell’uso di parole ricercate e nello stile senza alcun dubbio sofisticato ma altrettanto naturale dell’autore un percorso iniziatico verso nuove conoscenze.
Chi scrive è ovviamente della seconda fazione, con gratitudine verso l’autore per la sua straordinaria capacità di infilare parole desuete e bellissime come teogonia e panoplia in uno stile icastico e decisamente contemporaneo, che non è certo esercizio di stile masturbatorio e fine a sé stesso.

5) Perché non capita spesso che un romanzo sia candidato ai maggiori premi letterari italiani

E qui veniamo alla parte più frivola: non capita spesso che un romanzo entri contemporaneamente nella cinquina (quest’anno straordinariamente settina) del Premio Strega e nella cinquina del Premio Campiello, i due premi letterari di maggior rilievo in Italia.
Se è vero che i premi lasciano spesso il tempo che trovano e che non sono sempre garanzia di alta letteratura, quando la combinazione accade a un romanzo come Nova c’è da credere ancora nelle sporco e duro lavoro delle giurie.

Nova di Fabio Bacà

autore: Fabio Bacà
titolo: Nova
editore: Adelphi
pagg. 279
€ 19

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Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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