Figlie dell’estate di Lisa-Maria Seydlitz

Pensate mai a quante persone nascondano una doppia vita?
Se in questi miei quarantaquattro anni non avessi avuto modo di vedere certi castelli di menzogne con i miei stessi occhi, forse stenterei a credere che sia possibile avere due famiglie, due vite, due mondi separati, che non s’intersecano mai.
Figlie dell’estate, romanzo della tedesca Lisa-Maria Seydlitz pubblicato da Keller nel 2015, mette a fuoco questi microcosmi familiari che celano profonde e dolorose voragini sentimentali.

Figlie dell’estate

Juno ha perso il padre quando era ancora una ragazzina, trovandosi improvvisamente costretta a rinunciare non solo all’infanzia ma anche alla vita condotta fino a quel momento.
Frank, l’uomo straordinario che non riusciva a vivere una sola vita e che per questo lascia vuoti incolmabili in quelle altrui, se ne va senza troppo clamore, così come aveva apparentemente vissuto.

Non c’è spazio per il passato nella nuova vita che la madre di Juno le impone.
Una nuova casa, nuovi ritmi, un nuovo compagno, una sorellastra, tutto arriva e la travolge, lasciando in lei un continuo senso di vuoto, di mancanza, di instabilità.
Fino a quando, ormai adulta e indipendente, in una torrida estate tedesca Juno riceve una lettera inaspettata ed enigmatica.

Si accenna a una casa nel nord della Francia, in un piccolo paese turistico che affaccia sull’oceano.
Cosa intende fare di quelle mura che le appartengono?
Inutile indagare, la madre si trincera dietro a silenzi che nascondono ferite ancora dolorosamente aperte. L’unica cosa che può fare è dare alla figlia le chiavi di quella dimora, senza opporsi a un passato che ha continuato ad aleggiare sulle loro vite, nonostante l’indifferenza costruita negli anni.

Forse è giunto il momento di mettere in ordine i pezzi confusi di quella voragine luttuosa, così Juno sale in macchina e parte verso la Bretagna, in cerca di un passato che ancora le sfugge.

Schiaccio la fronte contro il vetro, mi schermo gli occhi con le mani, non ci sono tende che ostruiscano la vista. Con il mio respiro il vetro si appanna. È un ambiente ampio, c’è una scala di legno che conduce al piano di sopra. In un angolo c’è una cucina componibile raffazzonata, piano cottura, lavello, qualche bicchiere messo ad asciugare su uno strofinaccio steso sul ripiano di una piccola dispensa. Un tavolo con due sedie l’una di fronte all’altra, fiori freschi in una bottiglia di vetro. Di colpo ho le mani gelate. Infilo la chiave nella serratura, solo la terza è quella giusta, è sempre l’ultima quella giusta. Devo girarla due volte prima che la porta si apra.

Il destino la mette immediatamente sulla strada di Julie, giovane francese che lavora in un caratteristico locale che serve moules frites e che vive tra le mura della misteriosa casa dalle persiane scrostate.
L’attrazione è istintiva, immediata, ma la distanza tra le due è altrettanto segnata.

Sussulto quando Julie mi tocca. La sua mano mi lascia un’impronta bianca sulla spalla, già il secondo giorno mi sono scottata il dorso, come allora. È solo una questione di tempo e sulla pelle compariranno le vesciche. «Ragazza del passerotto con scottatura». Julie ride. Avrei voglia di darle una sberla. Ma Julie sa leggere nel pensiero. Prende dal frigorifero rantolante dei cubetti di ghiaccio, li avvolge in uno strofinaccio me li posa sulla spalla. Dei rivoli mi scendono lungo la schiena e mi bagnano la gonna. Julie mi asciuga con le mani.

Tra bagni nell’oceano, triangoli sensuali con il vicino di casa Jim, feste annaffiate da fiumi di alcool e barattoli di vernice pronti per essere utilizzati, Juno e Julie affrontano le ferite del non detto, ritrovando l’ancestralità di una relazione profonda e necessaria.

Julie non dice niente. Siede muta davanti a me come se stesse passando in rassegna i vari scenari su cosa potrebbe succedere se dicesse una cosa o ne tacesse un’altra. Poi d’un tratto alza lo sguardo e abbozza un sorriso che non tradisce cattiveria, ma piuttosto uno smarrimento momentaneo, come quando si sente una barzelletta che non si capisce in prima battuta e si ha bisogno di qualche istante per coglierne il senso.

Alternando il presente francese ai ricordi tedeschi dell’infanzia di Juno, in sequenze frammentarie che mai disturbano il lettore, la Seydlitz racconta con garbo una storia familiare avvincente, in cui la verità appare manna risolutiva, capace di colmare i vuoti e guarire le ferite dell’anima.
Da leggere al tramonto, fino a notte inoltrata.

Figlie dell'estate di Lisa-Maria Seydlitz

un libro per chi: ama andare a fondo nelle dinamiche familiari

autore: Lisa-Maria Seydlitz
titolo: Figlie dell’estate
traduzione: Franco Filice
editore: Keller
pagg. 168
€ 14,50

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