Io sono un angelo perduto di Jordi Lafebre

Dopo Io sono il loro silenzio, Jordi Lafebre riporta sulla scena la psichiatra Eva Rojas con Io sono un angelo perduto, un graphic novel che conferma tutte le qualità del precedente capitolo e approfondisce ulteriormente la complessità della sua protagonista.

Io sono un angelo perduto

Questa volta Eva si ritrova coinvolta in un’indagine che ha al centro la scomparsa di una giovane e celebre stella del calcio e un gruppo di neonazisti. Quando il caso prende una piega drammatica e la donna rischia addirittura di essere accusata di omicidio, è durante una seduta con il dottor Llull, alla presenza della polizia, che ricostruisce gli eventi che l’hanno condotta fino a un inquietante ritrovamento: un cadavere semisepolto nel cemento ancora fresco.

Pur mantenendo la struttura del noir investigativo, Lafebre sembra interessato soprattutto a esplorare le fragilità che abitano i suoi personaggi.
Il tema della malattia mentale, già presente nel primo volume, assume qui una centralità ancora maggiore. Non riguarda soltanto Eva e le particolarità che caratterizzano il suo modo di percepire il mondo, ma si estende anche alla figura della madre, ricoverata da molti anni in un ospedale psichiatrico. L’autore affronta questi aspetti senza giudicare né cercare facili moralismi: sceglie invece uno sguardo vigile ma perlopiù neutro, che talvolta indulge in qualche eccesso narrativo, ma sempre con affettuosa e umana ironia.

Anche l’identità di genere trova spazio all’interno della storia attraverso un gruppo di donne transgender, vittime delle aggressioni dei neonazisti anche perché considerate “diverse”. Lafebre inserisce così nella sua trama una riflessione sull’intolleranza e sulla violenza generata dalla paura di ciò che non si comprende, senza rinunciare alla leggerezza e all’ironia che contraddistinguono il suo stile.

Non solo sfondo ma decisamente coprotagonista è una Barcellona viva e pulsante. L’autore le rende omaggio attraverso tavole ricche di dettagli, capaci di restituirne i colori, i rumori e l’umanità che popola le sue strade. È evidente il profondo legame che Lafebre nutre per la sua città.

Non manca il suo inconfondibile humour, che emerge in momenti particolarmente riusciti – come il racconto che Eva fa della sua notte di passione con l’ispettore García – e che si intreccia con una trama noir ben costruita, pur approdando a un finale piuttosto prevedibile.

La natura seriale della storia rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza. Aver già incontrato Eva e il suo variopinto universo permette di apprezzarne ulteriormente le sfumature, mentre la prospettiva di futuri capitoli alimenta il desiderio di continuare a seguire personaggi tanto eccentrici quanto autentici. Tra gli elementi più intriganti restano poi le “voci” che accompagnano la protagonista, incarnazioni delle tre donne della sua famiglia: una presenza originale e affascinante che continua a suscitare curiosità e a invitare lettrici e lettori a scoprire qualcosa di più sul passato e sull’interiorità di Eva Rojas.

Con Io sono un angelo perduto, Jordi Lafebre dimostra ancora una volta come il fumetto possa essere al tempo stesso intrattenimento e strumento per raccontare la complessità dell’essere umano, mescolando mistero, ironia e sensibilità in una storia che lascia il segno.

un libro per chi: si diverte con le storie un po’ bizzarre

autore: Jordi Lafebre
titolo: Io sono un angelo perduto
traduzione: Francesco Savino
editore: Bao Publishing
pagg. 109
€ 22

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne, ascolta musica jazz e vive un'intensa storia d'amore con il suo beagle Franco.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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