La festa nera di Violetta Bellocchio

La festa nera di Violetta Bellocchio

C’è qualcosa di così mistico, potente e distruttivo nell’ultimo romanzo di Violetta Bellocchio che, a distanza di più di un mese dalla lettura, ci penso ancora con vivo terrore.
L’apocalisse contemporanea de La festa nera è il peggior incubo che si possa immaginare oggi, in quest’epoca di complotti, disfattismo, rabbia e ferocia, d’ignoranza becera e di malvagio oscurantismo.
Non fraintendetemi, però: per quanto possa spaventarci, Bellocchio ha scritto un libro che non esito a definire un capolavoro di distopia, un occhio vigile sul nostro comportamento, una vera e propria predizione del futuro prossimo venturo.
Fa paura, ma ce la meritiamo tutta.

La festa nera

Ambientato in Val Trebbia, una terra che conosco bene e frequento – e forse per questo il terrore è stato così reale e presente durante la lettura -, La festa nera ci racconta il tentativo di rinascita professionale di Misha, youtuber massacrata con violenza dal web qualche mese prima, e del suo staff, il compagno e cameraman Nicola e la fonica tuttofare Ali.
La loro fine del mondo è stata decretata da quel web che volevano intrattenere con i loro reportage splatter, la nostra invece è arrivata con epidemie di meningite e morbillo, con il virus della rabbia, che probabilmente non è quella che si prende dai cani ma piuttosto quella che infetta via web i leoni da tastiera.

Misha, Nicola e Ali si mettono in viaggio sulla Statale 45 e la loro missione, quella che potrebbe dar loro un nuovo successo ma che potrebbe anche essere fatale, è visitare e raccontare agli spettatori cinque comunità, cinque sette isolate in quella terra ormai brulla e distrutta, fatta di boschi, sterpaglie, paesi diroccati e minacciosi.

Tutto quanto davamo per scontato, come l’acqua potabile in camera e le finestre con i pannelli di vetro, ci mangerà il cervello senza fermarsi a sentirci il polso, e il primo che parlerà di privilegio si prenderà una gomitata in pancia che vedo nero solo a pensarci.

La Confraternita del Serpente Nero, Secondo Zion, Frank, La Luna nuova, La Mano, sono questi i nomi delle inquietanti mete del trio, che viaggia a bordo di un’auto, trasportando merce di scambio per quelle comunità che non hanno autorizzato fin da subito il loro arrivo.

Credo che se non hai fede non funziona niente, non sei diverso da un cane o da un gatto.

*** ATTENZIONE! DA QUI IN POI CI SONO MOLTI DETTAGLI! ***

In questo nuovo mondo terrificante, ognuno coltiva la propria visione mistica. Se quelli del Serpente Nero sono assassini e stupratori di donne, convinti di redimersi isolandosi dal mondo, la fede degli adepti di Secondo Zion è in tutto ciò che è stato prodotto prima del 2015. Questi giovani hipster del futuro, raccolgono rifiuti e arrivano a mangiare cibo avariato pur di non farsi contaminare da ciò che è venuto dopo.

Ecco cosa succede quando qualcuno riscopre Pasolini e non ci capisce un cazzo.

Lo sgomento vero inizia nella scuola Frank, dove i bambini vengono sì salvati da fame e ignoranza, ma anche addestrati alla violenza della polvere da sparo; l’orrore, quello che dà il voltastomaco, è nelle mutilazioni e nelle sofferenze auto inflitte dalle donne che popolano l’inquietante e orribile Luna nuova.

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Durante questa odissea attraverso ciò che rimane dell’umanità, Misha e Nicola ritrovano quel sentimento d’amore e dipendenza reciproca, che s’era incrinato dopo la vergogna subita. Ali, invece, osserva silenziosa e distaccata, iniziando a intuire che la vera fine del mondo, quella che ancora nessuno di loro era riuscito a visualizzare, si nasconde nell’ultima comunità, dove un Padre dai super poteri guarisce i malati e dona loro la pace.
L’epilogo annunciato è marcio e nauseabondo, ipnotico e fulminante.
È il bene che diventa Male, è la vita che diventa nulla.

Non ti ho scopato, ma ti ho conosciuto. Tu eri, e resterai, la ragazza più sola che ho mai incontrato.

C’è nervosismo e dolore nella voce narrante di Ali, che poi è la voce della stessa autrice, capace di farci osservare da vicino, ma a debita distanza emotiva, ciò che ogni giorno ci scorre sotto occhi noncuranti.
Noi forse ancora non lo ammettiamo, ma la festa nera è già in corso.
Ci salveremo?

La festa nera di Violetta Bellocchio

un libro per chi: ha occhi ben aperti sul mondo e vuole vedere come andrà a finire

autrice: Violetta Bellocchio
titolo: La festa nera
editore: Chiarelettere
pagg. 176
€ 15

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne e ascolta musica jazz.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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