Articolo a cura di Metella Orazi.

Cosa succedeva a Zagabria un momento prima che il mondo cambiasse per sempre in seguito alla Seconda Guerra Mondiale? Miljenko Jergović ce lo racconta nel libro Ruta Tannenbaum, uscito nel 2019 per Nutrimenti.

Ruta Tannenbaum

La storia si apre con una finestra sul finale, in cui una principessa di quindici anni attua una malìa per divenire invisibile, perché solo così, nel 1943, si può tentare di sopravvivere. Il piede destro però non accetta di scomparire e per questo viene portato alla ferrovia, dove viene gettato nel vagone per il bestiame e inizia il suo viaggio.

Prima di incontrare Ruta, la narrazione si frastaglia in vari episodi che descrivono Zagabria e la sua varia umanità che si dibatte tra continue tensioni religiose e politiche.

Nella capitale croata chi detiene il potere cambia velocemente e ciò genera tensioni continue.
La borghesia è in ascesa ma nella società non mancano le rivalità e le diffidenze, soprattutto nei confronti dei serbi, che fanno spesso parte dell’apparato amministrativo, e degli ebrei, che sembrano avere enormi capacità economiche e suscitano per questo grandi invidie.

In particolare Jergović narra le vicende dei genitori di Ruta, Moni e Ivka, di come si sono conosciuti e che cosa li ha portati al matrimonio.

Alcuni mesi dopo i funerali del grande capo popolare, Salamon Tannenbaum decise di chiedere in sposa Ivka Singer, figlia del commerciante di merce coloniale di via Mesnicka. Ivka era una piccola parte residua della ricchezza del padre. Aveva ormai più di trent’anni e sarebbe rimasta zittella se non fosse apparso Salamon.

Ivka è la figlia di un commerciante benestante che, prima della proposta di Salamon, ha cercato per la figlia un matrimonio vantaggioso ma non riuscito e ha perciò dovuto cedere ad un ebreo neanche tanto integralista e non particolarmente brillante.

Eh, eh Salmon, il buon Dio non t’ha dato nemmeno tanto cervello quanto zafferano c’è nella polenta dei poveri!

Il racconto quotidiano ha l’aura epica della saga familiare e ogni particolare descritto dà lo spunto per raccontare un’altra storia; ogni sconosciuto sulla scena scatena la descrizione delle sue sorti.

Nel crogiuolo di vite che è Zagabria negli anni ’30 e ’40 si mescolano personaggi storici realmente esistiti a figure inventate con realismo e una buona dose di sarcasmo.
È il caso dei vicini di casa dei Tannenbaum, una coppia di cattolici croati che per una disgraziata malattia ha perso l’unico figlio. Amalija e Radoslav accolgono in casa la piccola Ruta, affidata alle loro cure più per compassione che per reale necessità, perché la vicina, che non si è mai rassegnata all’assenza di un figlio in casa, pare trarre giovamento nella presenza sporadica Ruta.

Quella mattina Ivka Tannenbaum diede ad Amalija Morinj patate, farina, uova e un’intera coscia di vitello. Lo fece più per paura che per bontà, e forse anche per questo quella coscia di vitello avrebbe avuto un ruolo così importante nella vita della sua famiglia.

La presenza di Amalija con Ruta è mal sopportata da Ivka che teme le possa fare del male e si profonde, ogni volta che lascia la bambina con la vicina, in mille raccomandazioni che puntualmente vengono ignorate.
Ruta si attacca molto alla vicina proprio perché le permette di fare cose che la madre le nega e grazie a lei la partecipa a un provino a teatro, per diventare la “Shirley Temple jugoslava” passandolo al primo colpo.

Quando gli occhi di Ruta Tannenbaum squadrarono Branko Mikoci, a lui venne la pelle d’oca. Erano gli occhi più grandi che avesse mai visto e davano l’impressione d’essere più intelligenti e maturi non solo di quella bimba di sei anni, ma anche di tutte le altre persone presenti in quel momento nella sala delle prove.

L’autore in una nota finale dichiara che il personaggio di Ruta è ispirato a Lea Deutsch, talentuosa attrice croata molto nota all’epoca, che morì a sedici anni finendo completamente dimenticata.

Dal titolo ci si sarebbe aspettata una storia con protagonista incontrastata Ruta Tannenbaum, ma in realtà questo è un romanzo corale, in cui si raccontano le piccole vite degli zagabresi che stanno per essere sconvolte: un racconto corposo di come silenziosamente vengano piantati i semi dell’odio che imperverserà di lì a poco a causa della scelleratezza umana.

Ruta Tannenbaum di Miljenko Jergovic

un libro per chi: ha un interesse per il mondo della ex Jugoslavia, polveriera e miccia anche dopo la Seconda Guerra Mondiale

autore: Miljenko Jergović
titolo: Ruta Tannenbaum
traduzione: Ljiljana Avirović
editore: Nutrimenti
pagg. 318
€ 18

Clicca QUI per acquistare questo libro e sostenere la libreria indipendente La Scatola Lilla.


Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *