Sprinters di Lola Larra, uscito nella primavera 2021 per Edicola, è un libro importantissimo, un reportage narrativo tra giornalismo e letteratura che fa luce su uno dei luoghi più aberranti che siano mai stati pensati e costruiti dall’uomo: Colonia Dignidad.
Ne parleremo durante l’incontro del 18 ottobre del gruppo di lettura Babele.

Sprinters

Basta digitare Colognia Dignidad su qualsiasi motore di ricerca per essere sommersi da migliaia di articoli che raccontano le gesta di Paul Schäfer, ex militante della Gioventù Hitleriana trasformatosi in predicatore ultra religioso nel dopo guerra, che per fuggire dalla Germania in cui era inquisito per pedofilia si trasferì in Cile, dove nel 1961, con i suoi adepti e le sue adepte, diede il via alla costruzione di un villaggio in stile bavarese e di un’intera comunità con tanto di ospedale interno.
Una cittadella in cui per moltissimi anni continuarono a perpetrarsi orrendi crimini, tutelati dalle numerose conoscenze altolocate di Schäfer.

L’alter ego di Lola Larra in Sprinters è una giornalista e sceneggiatrice che ha studiato a lungo cosa avveniva all’interno di quella che si può tranquillamente definire setta, dapprima per interesse personale e poi perché incaricata di scrivere un film che racconterà la vita dei coloni e i terribili soprusi perpetrati da Zio Paul – così si faceva chiamare Schäfer – e dagli altri gerarchi.

Ma dopo tutti quegli anni, intensi e felici, non reggevo più il ritmo della mia città d’adozione; tanto lavoro, tante feste, tanto rumore, tanta solitudine e, giunti al 2005, ormai pochissime prospettive. Perciò, la proposta di un amico produttore di trasformare in sceneggiatura una storia che mi ronzava in testa da tempo, d’un tratto mi era sembrata sensata. Sarebbe stato un modo per sfuggire per un po’ da Madrid, per indagare su un caso lontano, sconvolgente, di cui si sapeva ben poco fuori dal Cono Sur. Colonia Dignidad, quella setta di tedeschi che da più di mezzo secolo abitava in un’enorme proprietà di oltre sedicimila ettari ai piedi della cordigliera delle Ande, nel sud del Cile, a lui sembrava il soggetto perfetto per un film, un caso con tutte le carte in regola per creare una sceneggiatura memorabile. L’argomento mi ossessionava da tempo e avevo già accumulato diversi fascicoli sulla scrivania.

La vita della sceneggiatrice s’intreccia con quella di Lutgarda, arrivata a Colonia Dignidad dalla Germania con la sorella Agnes quando erano ancora bambine.
Due delle tante femmine che nella comunità venivano solo sfruttate per lavorare, senza alcuna possibilità di emergere e di diventare qualcuno, ma anche solo di avere una vita dignitosa, una famiglia, un amore e dei figli senza essere controllate in ogni attimo.

In segreto, le sarebbe piaciuto diventare architetta. Lutgarda non aveva mai creduto del tutto a quel che gli zii insegnavano su di loro, le donne: che erano esseri inferiori, come le galline, o anche peggio, perché non facevano nemmeno le uova; e tuttavia, che possibilità avrebbe avuto di imparare un mestiere complesso e importante come quello? Immaginare. Progettare. E alla fine costruire. Innalzare un mondo. Perfetto, senza crepe. Non era una cosa che si potesse imparare nella colonia. Men che meno per una donna.

Le due donne trascorreranno insieme del tempo per scoprire cosa accadde davvero a Hartmut Münch, uno dei piccoli sprinters – i messaggeri bambini (tutti maschi) della corte privata di Zio Paul, che venivano ripetutamente stuprati -, che durante una battuta di caccia rimase ucciso.

Mentre la giornalista voce narrante del romanzo cerca di mantenere un certo distacco per non farsi più travolgere dalle terribili storie dei coloni che ha studiato per anni, Lutgarda piano piano scioglie la rigidità acquisita in anni di imposizioni all’interno della comunità e va incontro alla verità.

Riusciranno a darsi pace?

Lola Larra realizza un lavoro straordinario, alternando le parti romanzate alla riproduzione di alcune fonti e in particolare alle deposizioni di ex coloni e agli atti del processo contro Schäfer, inframezzati anche dalle illustrazioni di Rodrigo Elgueta, che rappresentano lo storyboarad del film mai realizzato.

Quella raccontata in Sprinters è una storia che paralizza, che indigna e che fa stare male ma che allo stesso tempo attrae e ipnotizza, e che potrebbe diventare l’inizio di un approfondimento per capire come sia stato possibile per certi uomini arrivare a tanto, senza che il resto del mondo intervenisse per fermare l’orrore.

Oltre a questo, sono tantissimi gli spunti su cui soffermarsi: dalla connivenza di certi politici nei confronti di quello che accadeva all’interno della tentacolare comunità – è ormai acclarato il collaborazionismo tra Colonia Dignidad e il regime di Pinochet – al reinserimento odierno dei coloni in una società per loro del tutto nuova, passando per la violenta misoginia e le esecrabili convinzioni derivate dal nazismo e dall’arianesimo.

Sprinters cattura l’attenzione e si legge in poche ore pur essendo densissimo di contenuti non facili da digerire, ed è qui che la maestria di Lola Larra emerge, lasciandoci un libro che, come la prima tessera di un domino, dà il via a un processo di conoscenza che è destinato a mettere radici e a crescere.
Da leggere.

Sprinters di Lola Larra

per chi: dà spesso per scontata la propria libertà e la vita quotidiana

autrice: Lola Larra
titolo: Sprinters
traduzione: Marta Rota Núñez
illustrazioni: Rodrigo Elgueta
editore: Edicola
pagg. 272
€ 18.90

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Babele il gruppo di lettura disordinato

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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