Un intoppo ai limiti della galassia di Etgart Keret

Una domanda mi titilla da giorni: perché nessuno ha mai tratto una serie televisiva dai racconti di Etgart Keret?
“Un mix di Ai confini della realtà e Bojack Horseman, non tanto per i temi quanto per l’atmosfera surreale e i toni sarcastici”, a questo ho ripetutamente pensato, pagina dopo pagina, leggendo Un intoppo ai limiti della galassia, l’ultima raccolta di dello scrittore israeliano, pubblicata da Feltrinelli.

Un intoppo ai limiti della galassia

Un racconto non è una pozione magica, o una seduta ipnotica, è solo un modo per condividere con gli altri ciò che provi, qualcosa di intimo, talvolta imbarazzante…

Questo cerca di spiegare il protagonista di Todd all’omonimo amico, che gli ha chiesto di scrivere un racconto che seduca le donne e le faccia capitolare tra le sue braccia.
Le parole hanno il potere di sedurre? Sì, certamente.
Ma quelle che Keret utilizza per raccontarci l’assurda realtà che tutti viviamo, più che sedurre ipnotizzano e stupefanno.

C’è chi tiene in salotto una Mustang rottamata e compressa in un cubo, nascondendo a chiunque la verità su quel bizzarro e raccapricciante complemento d’arredo.
C’è chi ha bisogno di contatto umano e si affida a un servizio di vicinato virtuale.
Chi è solo adolescente e va in guerra per accumulare punti e carte da giocare contro altri adolescenti.

C’è pure chi ha cinquant’anni ed è in sovrappeso e come unica occupazione ha contare e suddividere i medicinali della madre ottantenne. E continuerà a farlo pur vincendo alla lotteria.

È la prima volta in vita mia che vedo un’estrazione del lotto. C’è una macchina trasparente piena di palline da ping pong e su ogni pallina c’è un numero. L’operatrice della macchina è una signora bionda che non smette di sorridere. Un sorriso teso e nervoso. Mamma dice che si è rifatta il seno e che si vede che fa iniezioni di botulino perché ha la fronte come imbalsamata. Poi dice che deve andare in bagno. In quest’ultimo anno ha cominciato ad avere seri problemi con la vescica e va in bagno ogni mezz’ora. “Buona fortuna, figliolo. Se mentre faccio pipì vedi che hai vinto, lancia un urlo e io corro fuori con le mutande giù,” dice ridendo.

Lo sguardo ironico e leggero di Keret verso il surreale che appartiene alla vita di tutti, ci regala ventidue nuove istantanee dai toni agrodolci che fanno sorridere amaramente, per quell’umorismo tipicamente ebraico sempre in bilico tra dramma e divertimento.

Il fatto che ci si inventi dei personaggi non ci esonera dalla responsabilità nei loro confronti e, contrariamente alla vita vera, in cui ci si può stringere nelle spalle e puntare un dito al cielo, in questo caso non ci sono scusanti. Il cielo sei tu. Se il tuo personaggio fallisce, è perché tu lo hai fatto fallire. Se gli succede qualcosa di brutto, è solo perché tu lo hai voluto. Hai voluto vederlo immerso nel suo sangue.


Lasciate stare che queste vite siano immaginate, aliene, ultraterrene, vissute in realtà parallele: i sentimenti, le percezioni, i grandi quesiti che Keret affronta e racconta appartengono a chiunque.
Perché, alla fin fine, sulla Terra o ai limiti della galassia, siamo tutti uguali di fronte allo scorrere della vita.

un libro per chi: ha voglia di sorprendersi

autore: Etgart Keret
titolo: Un intoppo ai limiti della galassia
traduzione: Alessandra Shomroni
editore: Feltrinelli
pagg. 182
€ 16

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