Dieci prugne ai fascisti di Elvira Mujčić

Sulla copertina di Dieci prugne ai fascisti di Elvira Mujčić c'è un'illustrazione che rappresenta un carro funebre sulla strada, al confine tra Italia e Bosnia

Nel romanzo Dieci prugne ai fascisti di Elvira Mujčić, pubblicato nel 2016 da Elliot, la memoria individuale si intreccia con quella collettiva, dando vita a una narrazione profondamente umana, capace di alternare toni leggeri e momenti di grande dolore.

Dieci prugne ai fascisti

La storia segue tre fratelli – Lania, Candido e Zeligo – ormai adulti, segnati da un’infanzia spezzata dalla guerra nei Balcani. Quando periodicamente si ritrovano nella casa materna, nel nord della Lombardia, i momenti conviviali finiscono sempre in scaramucce e prese in giro. Nemmeno la presenza dell’adorata nonna placa la viscerale necessità di darsi sempre contro.

Quando la morte improvvisa della nonna li richiama alle origini, sorella e fratelli intraprendono un viaggio dall’Italia verso la Bosnia, per raggiungere la madre e il feretro. Questo ritorno forzato diventa l’occasione per fare i conti con il passato e con un legame ancestrale che, nonostante tutto, non si è mai davvero spezzato.

E poi c’era il fatto che nella nostra famiglia fino a quel momento nessuno era morto in modo normale, di vecchiaia. Erano tutti morti per mano violenta. Non erano neppure morti per davvero, almeno non per noi che ancora non conoscevamo la rassegnazione. Erano scomparsi, dispersi, introvabili. La loro sparizione era peggiore della morte stessa e noi avevamo un disperato bisogno di ristabilire i confini del sopportabile attraverso la consapevolezza; dovevamo selezionare il dolore, addirittura pianificarlo, dividerlo in passaggi e rituali per imparare a separarlo dalla tragedia.

Il cuore del romanzo è proprio la famiglia, raccontata con una schiettezza disarmante e una tenerezza che sorprende. Mujčić costruisce una sorta di commedia dalle sfumature drammatiche, in cui i dialoghi, le incomprensioni e i piccoli gesti quotidiani restituiscono tutta la complessità degli affetti. I rapporti tra i fratelli si trasformano lungo il viaggio: chilometro dopo chilometro, tra ricordi condivisi e silenzi, nasce un riavvicinamento autentico, fatto di verità finalmente dette e di una nuova complicità.

La guerra nella ex Jugoslavia resta sullo sfondo, ma è una presenza costante. Attraverso la storia familiare, l’autrice racconta cosa significhi davvero fuggire dalla propria terra: non solo lasciare un luogo, ma perdere un pezzo di identità.
Emblematico è il modo in cui viene evocata la città d’origine: per gran parte del romanzo non viene mai nominata apertamente, eppure, dagli sguardi degli altri, dalle reazioni cariche di imbarazzo e pietà, il lettore intuisce la verità. Solo verso la fine emerge chiaramente che si tratta di Srebrenica, tristemente legata di un luogo che vide morire migliaia di innocenti, colpevoli di essere considerati carne da macello a causa della propria etnia.
Il silenzio che circonda quel nome diventa così il modo più potente per raccontare un trauma collettivo.

Ebbi la netta percezione delle nostre infelicità. La vita si fermò per un attimo, la memoria, invece, prese pulsare. Noi tre fermi, seduti sulle sedie color ciliegia matura, appoggiati ai tavolini bianchi, evitavamo di incrociarci con gli occhi. Eravamo imprigionati nella stessa memoria comune; bastava nominare certi luoghi, certe date, certe persone, e annegavamo.

Accanto alla grande Storia, però, trovano spazio riflessioni intime e universali.
La morte improvvisa della nonna squarcia quel fragile senso di protezione in cui spesso ci rifugiamo, l’illusione che le persone amate siano destinate a restare per sempre, tenendo unita la famiglia in eterno.
E ancora, il racconto del divorzio dei nonni in età avanzata ci suggerisce una verità semplice e spiazzante: il tempo è prezioso e non va sprecato, nemmeno quando sembra ormai troppo tardi per cambiare.

Dieci prugne ai fascisti è un romanzo che unisce passato e presente, dolore e ironia, raccontando la guerra senza retorica e gli affetti senza idealizzazioni.
Un libro capace di ricordarci che, talvolta, la perdità ci concede la possibilità di ritrovarci.

un libro per chi: litiga sempre con fratelli e sorelle

autrice: Elvira Mujčić
titolo: Dieci prugne ai fascisti
editore: Elliot
pagg. 152
€ 13.50

Babele il gruppo di lettura disordinato

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne, ascolta musica jazz e vive un'intensa storia d'amore con il suo beagle Franco.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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