Un reportage di viaggio che è anche un memoir e un’intensa riflessione sull’animo umano quando si trova a convivere con la natura più selvaggia: è Una donna nella notte polare di Christiane Ritter, pubblicato da Keller nel 2020

Una donna nella notte polare

È il 1934 e l’austriaca Christiane decide di raggiungere il marito a Spitsbergen, sperduta isola artica dove crede di trascorrere una vacanza rilassante, circondata dal silenzio corroborante di un paesaggio innevato reso ancora più speciale da romantiche aurore boreali.

Ma fin dall’inizio del viaggio tutto è diverso da come lo aveva immaginato: a partire dall’ostruzionismo che riceve da alcuni ufficiali della nave su cui si è imbarcata da sola, che ritengono impossibile far scendere una donna su una terra così dura e inospitale, fino al momento in cui mette piede nella piccola e sudicia capanna senza luce e acqua corrente, che dovrà dividere con il marito e con Karl, cacciatore di pochissime parole, Christiane capisce che nulla sarà più come prima e che le sue vecchie abitudini europee dovranno svanire davvero molto in fretta se vuole sopravvivere in un ambiente così ostile.

La sua capacità di adattamento, però, si rivela talmente notevole da riuscire in poco tempo ad accettare di nutrirsi in un modo prima di allora impensabile, pur mantenendo una leggera ossessione per le vitamine fresche, ma chi non l’avrebbe dinnanzi alla prospettiva di mangiare solo carne di foca per mesi e mesi?

Perché la tranquillità della natura mi ha scosso così tanto? Forse perché è stata preceduta da una bufera gigantesca? È possibile che le contrapposizioni siano l’unico modo per vivere appieno? Sì, dev’essere così. Una melodia delicata non ci farebbe alcun effetto se non avessimo mai sentito una canzone a tutto volume. Gli esseri umani sono un semplice tramite, una cassa di risonanza per il canto del mondo. Non siamo creatori di idee, siamo solo  messaggeri.

Mentre gli uomini partono e tornano a più riprese per andare a cacciare, Christiane resta in attesa nella capanna e affronta con tenacia quelli che sarebbero per chiunque momenti davvero molto difficili, dalle tempeste di vento e neve che la isolano ancora di più al turbinio di emozioni a un passo dell’oblio che rischia di farle perdere per sempre la testa, provocato dalla lunga permanenza al buio della notte polare.

I giorni si susseguono senza emozioni, senza attività vere e proprie, senza uno sguardo liberatorio sul mondo reale.
Di notte stiamo sdraiati nelle cuccette, né stanchi né svegli, circondati dall’eterna oscurità e dal profondo silenzio.
Nella morte e nell’immobilità infinita di tutto ciò che corporeo, piano piano la mente agitata inizia ad andare per la propria strada. Con il protrarsi della notte polare, davanti all’occhio interiore compare sempre più spesso una strana luce, che diventa via via sempre più abbagliante. Affiorano cose remote e il tempo stesso familiari. È come se qui, nel totale isolamento avvertissi con maggiore chiarezza le grandi leggi dell’anima, l’enorme spaccatura tra la presunzione umana e l’eterna verità.

Se a noi donne di oggi può e deve infastidire che Christiane si occupi perlopiù di cucinare, tenere pulita la capanna e lavare le mutande degli uomini, indossate per settimane, contestualizzare l’avventura della protagonista nel suo tempo ne fa una pioniera dell’esplorazione estrema, coraggiosa e sicuramente sopra le righe.

Le descrizioni dettagliate delle lande ghiacciate e degli animali che ci vivono, alternate al racconto più intimo della tavolozza di emozioni che Christiane Ritter ha provato in quei lunghi mesi, fanno di questa lettura un memoir potente che si fa ponte verso riflessioni profonde sulla presenza dell’uomo sulla Terra e sul divino che abita la Natura.

Per comprendere ancora meglio il vissuto dell’autrice è possibile fare una visita virtuale all’interno e all’esterno della sua capanna.

Una donna nella notte polare di Christiane Ritter

un libro per chi: ama la neve e il silenzio dei paesaggi innevati

autrice: Christiane Ritter
titolo: Una donna nella notte polare
traduzione: Scilla Forti
editore: Keller
pagg. 297
€ 18

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Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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