È proprio Una famiglia come tante quella raccontata da Sylvie Schenk in questo romanzo pubblicato da Keller, con le dinamiche tra parenti che ognuno di noi si è già ritrovato o si ritroverà, prima o poi, a vivere.
La penna dell’autrice francese, già molto apprezzata in Veloce è la vita, torna a parlarci dei rapporti familiari, nel bene e nel male, e dei piccoli segreti che si nascondono anche nelle più insospettabili discendenze.

Una famiglia come tante

Céline vive da tempo in Germania, dove fa la traduttrice e dove, molti anni prima, ha sposato un tedesco, da cui oggi è divorziata.
Torna in Francia, dov’era cresciuta a due passi dalle montagne, per un’occasione molto triste: sono morti gli zii Simon e Tamara, a cui lei, con le sorelle Aline e Pauline e il fratello Philippe, era molto affezionata.

Ciò che però ci sembrava amore da piccoli, talvolta in età adulta prende contorni e sfumature diverse, e Céline, che per predisposizione e sopravvivenza guarda sempre in faccia la realtà, sa bene che l’affetto degli zii per i quattro nipoti era mosso anche da un senso di superiorità nei confronti dei loro genitori, così semplici e diversi.
In particolare, Tara era una donna appariscente e rumorosa, completamente diversa da Suzanne, la piccola madre dei quattro fratelli, che per tutta la sua esistenza ha silenziosamente accettato una vita non voluta e che solo una volta tentò di ribellarsi, fuggendo a casa dei genitori.

Céline ascoltava con stupore la piccola madre, solitamente taciturna. Da quel momento capì che la madre si era fatta tante domande sulle proprie origini, e avrebbe voluto strapparle qualche altra confessione: com’è stato per te mamma, cosa sai di te? Ma Céline tacque. Per codardia, per tatto, per rispetto, per paura. Temeva che se sua madre le avesse donato un lembo di verità e lei, la figlia, l’avesse tirato fino a srotolare tutto il filo, alla madre non sarebbe rimasto più nulla a cui aggrapparsi

Una fuga che tuttora fa credere a Pauline che lo zio Simon fosse il suo vero padre, uno dei tanti segreti che, pagina dopo pagina, saranno svelati.

Sylvie Schenk, infatti, usa conflitti, momenti di debolezza ed episodi scandalosi avvenuti all’interno della famiglia allargata per raccontare con accuratezza il carattere e la storia di ciascun parente, incluso il cugino Bernard, che si rivela – per una buffa e sciocca circostanza – essere l’erede universale del patrimonio degli zii che non avevano avuto figli ma solo cani.

Una volta sua madre era andata via di casa, le disse la cugina Hélène. La sorella maggiore di Céline, Aline, aveva già sette anni, Cèline era ancora un bebè. La madre aveva venduto la sua fede nuziale. Perché? Era innamorata di qualcun altro? Di Simon, forse? Simon non aveva finito l’università, era fidanzato ma non ancora sposato con Tamara, l’unico della parentela che era gentile con lei e le faceva spesso visita. I genitori di tua madre, aveva continuato a spifferare Hélène, avevano costretto Suzanne a tornare alla vita matrimoniale con Ernest come se nulla fosse accaduto. Suzanne si arrese ed ebbe altri due figli. E così diventarono quattro. Aline, Céline, Pauline e Philippe.

Tra amori sofferti, gravidanze indesiderate, divorzi e dispute sull’eredità, l’autrice racconta, con una disarmante schiettezza e un pizzico di sagace ironia, la storia di una famiglia che è tutte le famiglie del mondo, purché si riesca a essere del tutto onesti con sé stessi, senza sensi di colpa o di inadeguatezza.
Una famiglia come tante è un romanzo breve ma indiscutibilmente capace di delineare con precisione tutto ciò che è possibile vivere quando si cresce e si riesce a guardare con un poco di distacco quelli che erano stati gli adulti della nostra infanzia.
Bello.

un libro per chi: ama scoprire i segreti di famiglia

autrice: Sylvie Schenk
titolo: Una famiglia come tante
traduzione: Franco Filice
editore: Keller
pagg. 197
€ 16

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Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura. Pratica mindfulness, sogna sempre le montagne e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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